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Genova, emergenza nei pronto soccorso: San Martino con 11 ambulanze in coda e tutti gli ospedali sovraccarichi

Il principale pronto soccorso della città è “molto affollato” con 132 pazienti in cura e 17 in attesa, bloccando l’ingresso delle ambulanze perché i soccorsi sono sulle loro barelle. Galliera, Villa Scassi ed Evangelico registrano a loro volta decine di accessi e molti codici tempo-dipendenti: la rete d’urgenza è molto sotto pressione

Davanti al pronto soccorso del San Martino le sirene sono spente ma le ambulanze non si muovono: sono undici in fila, impossibilitate a scaricare i pazienti perché dentro il reparto d’emergenza è già saturo. E i dati degli altri tre pronto soccorso genovesi raccontano la stessa storia: la rete d’urgenza oggi è sotto pressione.

Al San Martino il sistema segna “molto affollato”: dentro ci sono 132 persone in cura e altre 17 in attesa. Il dato che pesa davvero è quello dei pazienti già presi in carico: tra loro 30 sono in codice rosso (i più critici), 54 in arancione e 38 in azzurro. Significa che il personale è impegnato su quadri complessi e i letti d’osservazione sono pieni: finché non si liberano posti, le ambulanze restano fuori.

Non va molto meglio al Galliera, anche qui con indicatore sull’area rossa: 83 persone in cura e 26 in attesa. Colpisce il numero degli azzurri in sala d’attesa (16), segno che arrivano tanti pazienti non gravissimi ma comunque da visitare. In corsia, invece, ci sono 9 rossi e 40 arancioni: anche qui il personale sta lavorando soprattutto su casi medio–gravi.

Più defilato ma comunque carico l’Evangelico di Voltri: 29 pazienti in cura e 11 in attesa. Quasi tutti gli arrivi sono di bassa urgenza (10 verdi), ma dentro ci sono comunque 4 rossi, 12 arancioni e 11 azzurri: numeri che, per un pronto soccorso più piccolo, significano squadra assorbita.

A Villa Scassi, punto di riferimento del ponente e della Valpolcevera, la situazione è da “affollato”: 73 persone in cura e 22 in attesa. Anche qui la componente di urgenze non è trascurabile: 6 rossi, 33 arancioni e 25 azzurri già dentro, più 11 azzurri in sala d’attesa.

Mettendo insieme i numeri dei quattro pronto soccorso dell’area metropolitana si capisce perché davanti al San Martino le ambulanze restino in coda: la “valvola di sfogo” sugli altri ospedali oggi è ridotta. Tutti hanno molte persone già in trattamento, e quando i pazienti critici occupano letti e personale, i mezzi del 118 devono aspettare il momento in cui il pronto soccorso può davvero prenderli in carico. Oggi, semplicemente, quel momento arriva più tardi.

Il M5S, alla luce della situazione, ha effettuato un sopralluogo: «I nostri ospedali sono al collasso, al punto da richiamare capitoli emergenziali che credevamo appartenessero al passato. Oggi, al San Martino e al Galliera – dove ho effettuato due sopralluoghi in seguito alle segnalazioni ricevute – sembrava di essere ripiombati nei mesi più drammatici della pandemia da Covid-19 o di vivere in un teatro di guerra, come del resto accade non lontano da noi, nell’indifferenza di una politica che guarda solo al profitto» dice il capogruppo regionale del M5S Stefano Giordano, che sui propri profili social invita i cittadini a scrivere al presidente Bucci per denunciare i disservizi patiti.

«È da questa mattina – continua – che i Pronto Soccorso metropolitani sono intasati da centinaia di barelle: malati che urlano e chiedono aiuto, infermieri che corrono da un paziente all’altro nel tentativo di offrire loro conforto, medici letteralmente in trincea. Plaudo ai lavoratori della sanità che, con grande fatica e senso del dovere, portano a termine giornate infernali. Sacrifici che la Regione, nella sua corsa forsennata verso la privatizzazione, ha evidentemente scelto di ignorare. Siamo alle porte del peggior bilancio sanitario del centrodestra ligure: si fanno sempre più insistenti, infatti, le voci di centinaia di milioni di euro di passivo… altro che “buchetto”! E siamo anche alla vigilia di una riforma senza né capo né coda, bocciata dai medici ancora prima di nascere – peraltro senza alcun confronto – e dove la parola bisogno è stata sostituita da un irricevibile riordino verticistico. La riforma targata Bucci-Nicolò sarà la Caporetto del servizio sanitario regionale. E la prova che siamo ai titoli di coda arriva dai Pronto Soccorso metropolitani, dove ogni cittadino in attesa su una barella svela le bugie di Bucci e Nicolò. Bugie che presto saranno puntualmente smentite anche sul fronte delle liste d’attesa».


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